Gertrude

Gertrude è la quarta novella della serie Voci di donne da infiniti universi, e come le precedenti affronta tematiche su diversità e inclusione attraverso racconti di donne straordinarie attive “sul campo”, portatrici di valori che hanno aiutato a far emergere il patrimonio dell’umanità e che ancora oggi trasmettono insegnamenti fondamentali e senza tempo.
Narra la straordinaria biografia di Gertrude Margaret Lowthian Bell, una donna che seppe interpretare il ruolo di protagonista nella creazione dell’Iraq, prima ignorando e poi travolgendo qualunque ostacolo o preconcetto che il “genere dominante” maschile aveva messo davanti a lei. Fu inoltre la prima donna a laurearsi nella storia di un’università, estremamente conservatrice, come quella di Oxford.
Studiosa, scrittrice, archeologa, responsabile di uffici strategici dell’Intelligence britannica nel Medio Oriente durante il periodo della Prima Guerra Mondiale, Gertrude Bell ha fatto della sua vita un capolavoro di intelligenza, sensibilità, amore per la storia (si pensi a quanti tesori archeologici ha salvato grazie al Museo di Baghdad, che fondò) e comprensione intima della mentalità di popoli lontani (arabi, beduini, drusi, ebrei, caldei ecc.). Doti che le consentirono non solo di indirizzare il corso della storia, ma anche di essere amata, onorata, rimpianta, ancora oggi, dai popoli del deserto.
Chiamata dagli iracheni Al Kathun (Regina senza corona dell’Iraq), parlava correntemente arabo, francese, tedesco, italiano, persiano e turco. Intraprese viaggi e spedizioni in luoghi pericolosi, armata solo di coraggio, empatia, cultura e intelligenza. Arrivò dove nessuno aveva osato avventurarsi, parlò alla pari con i leader dei deserti sia dell’antica Persia (oggi Iran) che della Mesopotamia (oggi Iraq grazie a lei). Contribuì a costruire le carriere di re, emiri e ufficiali inglesi diventati famosi (come il mitico T.H. Lawrence d’Arabia). Tutti le dovevano gloria e onori. Pubblicò saggi, articoli di corrispondenza e rapporti di intelligence: pietre miliari di una passione per il Medio Oriente e di una determinazione professionale senza eguali. Per lei non tenne né potere, né denaro e nemmeno l’amore solo la soddisfazione di aver costruito un ponte tra le culture del posto ed aver contribuito ad una pacificazione , che ora resta un rimpianto.

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